Il Consiglio degli Stati rafforza il partenariato sociale
Dopo il Consiglio nazionale, anche il Consiglio degli Stati mantiene la propria posizione: conferma che i salari minimi negoziati tra le parti sociali devono prevalere sui salari minimi cantonali.
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Nella seduta odierna, il Consiglio degli Stati ha approvato il disegno di legge (24.096) per l’attuazione della mozione Ettlin «Proteggere il partenariato sociale da attacchi inaccettabili» (20.4738). Come già il Consiglio nazionale, anche il Consiglio degli Stati intende sancire per legge la prevalenza dei salari minimi rispetto ai salari minimi cantonali nei settori dotati di CCL DOG. Un’ampia alleanza di 28 associazioni economiche e settoriali accoglie con favore questa decisione.
La preminenza nell’applicazione entra in vigore nel singolo caso soltanto se il salario minimo settoriale previsto dal CCL DOG supera il salario minimo cantonale vigente al momento dell’entrata in vigore della modifica di legge. In tal modo è garantita la tutela del legittimo affidamento dei lavoratori interessati. Chi oggi lavora con un salario minimo cantonale non deve essere penalizzato da una modifica del diritto federale. La clausola dei diritti acquisiti esclude che, a causa della preminenza, si verifichino riduzioni salariali nei Cantoni interessati di Ginevra e Neuchâtel.
La preminenza di applicazione è conforme alla Costituzione e necessaria
La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) aveva nuovamente incaricato l’amministrazione di verificare la costituzionalità del progetto. La questione centrale era se la Confederazione abbia il diritto di annullare il diritto cantonale con effetto derogatorio a posteriori.
Una perizia legale della prof. dr.ssa Isabelle Häner conferma che la Confederazione dispone di un’ampia competenza legislativa con effetto derogatorio a posteriori. La decisione odierna rafforza la certezza del diritto. Senza linee guida chiare da parte del legislatore, la frammentazione dei salari minimi prosegue indisturbata. La modifica di legge crea chiarezza senza violare gli attuali standard minimi cantonali.
È l’attività lucrativa, non il salario minimo, a far uscire dalla povertà
L’idea che i salari minimi cantonali possano liberare dalla povertà i beneficiari dell’assistenza sociale è riduttiva. Il rischio maggiore di povertà risiede in una capacità lavorativa limitata, che spesso dipende da problemi di salute, mancanza di formazione o incombenze familiari. La protezione più efficace contro la povertà è quindi la promozione della capacità lavorativa e l’integrazione nel mercato del lavoro.
I salari minimi specifici dei vari settori tengono conto della formazione, dell’esperienza e del tipo di professione. Promuovono l’ingresso nel mercato del lavoro e allo stesso tempo garantiscono salari più elevati per il personale specializzato qualificato. «I salari minimi cantonali rigidi determinano invece un livellamento dei salari, indeboliscono la formazione professionale e rendono più difficile l’integrazione nel mercato del lavoro», sottolinea Peter Meier, presidente centrale di AM Suisse. Con la decisione odierna, il Consiglio degli Stati mostra chiaramente la propria volontà di impedire questo sviluppo.
L’oggetto torna ora al Consiglio nazionale, che dovrà solo deliberare sulla nuova clausola dei diritti acquisiti. Se il Parlamento approverà la modifica di legge nella votazione finale, la controparte potrebbe indire un referendum. Tuttavia, alla luce dei compromessi raggiunti e delle conseguenze per il partenariato sociale, un referendum sarebbe difficile da giustificare.