Ihre Browserversion ist veraltet und wird nicht länger unterstützt. Bitte aktualisieren Sie Ihren Browser.

La messa in forse degli Accordi Schengen – una minaccia per l’industria del turismo

Berna, 27.02.2019

La direzione dell’associazione hotelleriesuisse all’unanimità ha deciso di raccomandare il Sì alla revisione della legge sulle armi. Soltanto in caso di accettazione della revisione la Svizzera continuerà a essere membro della Convenzione di Schengen e dell’Unione europea dei visti. L’uscita dagli accordi di Schengen costituirebbe un grave pregiudizio per il turismo svizzero e minaccerebbe la libertà di viaggio.

In sintonia con la linea annunciata ieri alla Conferenza stampa di Svizzera Turismo, hotelleriesuisse aderisce alla raccomandazione di voto del Consiglio federale e si schiera dalla parte delle altre associazioni turistiche. Se, il 19 maggio 2019 in occasione della votazione sul referendum, la revisione della legge sulle armi venisse respinta, sulla Svizzera incomberebbe l’esclusione dagli accordi Schengen e perciò dall’unione dei visti con l’UE. Ciò comporterebbe gravi conseguenze per l'economia svizzera in generale e il turismo in particolare.

Agevolazioni in materia di visti quale fattore di successo dell’economia svizzera

Grazie agli accordi di Schengen, gli ospiti provenienti da mercati lontani non devono più sottostare a una procedura separata di domanda di visto. Per Andreas Züllig, presidente di hotelleriesuisse, gli svantaggi di un’estromissione dall’unione dei visti sono palesi: «Se l’ottenimento del visto venisse reso difficile, molti turisti provenienti dai mercati lontani in visita in Europa rinuncerebbero alla capatina in Svizzera a causa dell’aggiuntivo dispendio finanziario e amministrativo – la Svizzera essendo perlopiù una breve tappa del viaggio». Secondo un recente studio della Confederazione, a medio termine il turismo subirebbe perdite del volume d’affari pari a oltre mezzo miliardo di franchi l’anno. Rispetto al turista medio, sono in effetti proprio gli ospiti provenienti dai mercati lontani a spendere in Svizzera ogni giorno consistenti somme di denaro. Ne usufruiscono non solo le strutture turistiche, bensì anche i settori a valle, quali ad esempio il commercio al dettaglio. Complessivamente, un’uscita da Schengen metterebbe a repentaglio un valore aggiunto lordo annuo di ben 1,1 miliardi di franchi. Specie per il turismo le conseguenze sarebbero particolarmente incisive poiché proprio il crescente numero di ospiti dai mercati lontani contribuisce a compensare il massiccio calo degli ospiti europei registrato nell’ultimo decennio.

Indebolimento sproporzionato delle regioni periferiche

Nelle regioni periferiche, più deboli sul piano della creazione di valore aggiunto, l’economia del turismo svolge funzioni economiche irrinunciabili: mantenimento di posti di lavoro, generazione di prestazioni economiche e prevenzione delle tendenze di spopolamento, per citarne solo alcune.  Nelle sole regioni di montagna il turismo contribuisce con ben il 21 per cento alla creazione di valore aggiunto lordo ed è responsabile per l’occupazione di ben il 27 per cento della corrispondente popolazione. È essenziale continuare a garantire questi importanti contributi di politica regionale. Per lo sviluppo di queste regioni periferiche il mantenimento degli accordi di Schengen è perciò fondamentale.

Incombono massicce restrizioni della libertà di viaggio

Grazie agli accordi di Schengen, all’interno dell’Europa vige in linea di massima la libertà di viaggio. Se la Svizzera fosse costretta a uscire dagli accordi, ai confini svizzeri saranno reintrodotti controlli che, inevitabilmente,  comporteranno tempi di attesa, ingorghi e dispendi amministrativi aggiuntivi. Anche per gli ospiti dai paesi confinanti vi sarebbero inconvenienti con conseguente svalutazione della Svizzera quale destinazione attraente. Non ultimo, la restrizione della libertà di viaggio interesserà anche i cittadini svizzeri poiché, visitando altri paesi europei, saranno pure soggetti a inaspriti meccanismi di controllo. In caso di respingimento della revisione del diritto sulle armi, i perdenti saranno sia l'economia svizzera sia i cittadini svizzeri stessi.

Informazione aggiuntiva: nesso tra revisione della legge sulle armi e Schengen
Allo scopo di frenare l’accesso alle armi e garantire una migliore tracciabilità di pezzi di armi semiautomatiche, l’UE ha inasprito la legislazione sulle armi nello spazio Schengen. Quale membro di Schengen anche la Svizzera è tenuta ad adeguare la sua legge sulle armi. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso un adeguamento pragmatico della legislazione svizzera che tiene conto della compatibilità della tradizione elvetica del tiro e delle questioni militari. Contro l’avamprogetto di attuazione è stato lanciato il referendum. Se, il 19.5.2019 in occasione della votazione sul referendum, la revisione della legge sulle armi venisse respinta, la Svizzera rischierebbe l’esclusione dagli accordi Schengen. In virtù dell’articolo 7, dopo sei mesi l’accordo decadrebbe automaticamente a meno che un comitato misto Svizzera-UE non decida il mantenimento degli accordi; decisione che necessiterebbe dell’unanimità degli Stati UE e dei rappresentanti del comitato. In altre parole: se la Svizzera e l’EU non troveranno un accordo entro la scadenza stabilita, la Svizzera perderà l’associazione a Schengen per il solo motivo che il termine è scaduto. Da parte dell’UE non è richiesta alcuna disdetta.

Link di approfondimento / Allegati:
•    Il settore alberghiero in Svizzera - ciffre e fatti 2018
•    Priorità politiche hotelleriesuisse 2019

Indietro alla panoramica