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Il divieto parlamentare delle clausole di parità tariffaria favorisce la libertà imprenditoriale

Bern, 18.09.2017

Al pari del Consiglio degli Stati, ora anche il Consiglio nazionale ha approvato la mozione «Vietare le clausole di parità tariffaria stabilite dalle piattaforme di prenotazione online a scapito degli albergatori». Il settore del turismo è soddisfatto di questa decisione e invita il Consiglio federale a elaborare rapidamente la relativa proposta di legge. Urge infatti eliminare lo svantaggio concorrenziale della Svizzera rispetto ai suoi principali concorrenti e ripristinare la libertà imprenditoriale.

Accogliendo questa mozione, la politica lancia un forte segnale in favore della piazza turistica svizzera: la decisione odierna rappresenta un importante passo nella giusta direzione. Il divieto delle clausole di parità tariffaria stretta consente di eliminare un chiaro svantaggio concorrenziale rispetto ai principali concorrenti esteri. Germania, Austria, Italia e Francia hanno infatti già provveduto a introdurre questo divieto. Ora anche in Svizzera si potranno garantire la libertà imprenditoriale e la libertà di fissare i prezzi.   

È fondamentale poter contare su condizioni di concorrenza eque. La mozione dovrà quindi essere attuata rapidamente per ripristinare la libera concorrenza in tutti i canali di distribuzione.  

La politica ha riconosciuto che il mercato non può funzionare correttamente con le clausole di parità stretta imposte dalle piattaforme di prenotazione online. Dalla decisione della Commissione della concorrenza (COMCO) dell’autunno 2015, i prezzi e le commissioni sono rimasti invariati e nessun nuovo concorrente è riuscito ad affermarsi sul mercato. Il semplice divieto delle cosiddette clausole di parità ampia non ha quindi alcuna efficacia.

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