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hotelleriesuisse accoglie favorevolmente la mozione divieto delle clausole di parità strette

Berna, 05.10.2016

Durante la sessione autunnale 2016, il consigliere agli Stati Pirmin Bischof ha presentato una mozione (16.3902) che affida al Consiglio federale il mandato di sottoporre modifiche di legge per vietare le cosiddette «clausole di parità strette» tra le piattaforme di prenotazione e le aziende alberghiere. La mozione è sostenuta da altri 20 consiglieri agli Stati. hotelleriesuisse è favorevole a questa iniziativa che ripristina la libertà imprenditoriale delle aziende alberghiere e crea le stesse condizioni di cui beneficiano le loro principali concorrenti straniere.

Oggi gran parte dei pernottamenti alberghieri è prenotata tramite le piattaforme internazionali online. A causa della posizione dominante sul mercato di queste piattaforme di prenotazione, gli hotel sono di fatto costretti a utilizzare questi canali di distribuzione. Oltre al pagamento di provvigioni elevate – variabili in base alla destinazione e al posizionamento sul portale di prenotazione – gli hotel sono obbligati al rispetto delle cosiddette clausole di parità strette. Questo è quanto stabilito dalla Commissione federale della concorrenza (COMCO) in una decisione del 2015. Quindi le aziende alberghiere non possono più offrire sui propri siti web prezzi più convenienti rispetto a quelli della piattaforma di prenotazione. La limitazione di questo canale di vendita diretta, essenziale per ogni azienda alberghiera, rappresenta un notevole ostacolo alla libertà imprenditoriale. «Pertanto gli albergatori sono notevolmente limitati nella determinazione dei prezzi, spiega Andreas Züllig, presidente di hotelleriesuisse, e non possono più reagire in modo flessibile ai cambiamenti del mercato, ad esempio intervenendo rapidamente per offrire sconti sui prezzi delle camere».
Su iniziativa di hotelleriesuisse, nel 2012 la Commissione federale della concorrenza (COMCO) ha avviato un'inchiesta per presunte violazioni del diritto dei cartelli contro le tre «online travel agencies» (OTA) leader di mercato in Svizzera. Tuttavia, con la sua decisione del 2015 la COMCO ha vietato soltanto le cosiddette clausole di parità ampie delle piattaforme di prenotazione. Per quanto riguarda le clausole di parità strette, la COMCO non ha incomprensibilmente voluto esprimere una valutazione definitiva, ritenendo all'epoca «di non disporre di informazioni fondate».

I nostri vicini europei hanno già reagito sul piano legislativo o giudiziario a favore del loro settore alberghiero. La Germania e la Francia hanno nel frattempo vietato tali clausole bavaglio. In Italia una modifica di legge è in discussione al Senato, in Austria il Parlamento discuterà questo autunno sulle disposizioni di legge in materia, che dovrebbero entrare in vigore a fine 2016. «Anche in Svizzera c'è un pressante bisogno d'intervenire per vietare le clausole di parità strette, affinché il settore alberghiero svizzero non subisca ulteriori svantaggi competitivi sul mercato internazionale.», spiega Andreas Züllig.
hotelleriesuisse auspica che il Parlamento sostenga questa mozione e avvii rapidamente le corrispondenti modifiche di legge.

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