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L’iniziativa per prezzi equi dichiara guerra ai «supplementi Svizzera»

Berna, 20.09.2016

La Svizzera è da molto tempo un’isola dei prezzi elevati. La responsabilità di questa situazione è imputabile, tra gli altri, ai fornitori esteri che abusano della loro posizione dominante sul mercato e impongono prezzi eccessivi. Di conseguenza, per gli stessi prodotti d’importazione le imprese, le aziende agricole e i consumatori svizzeri devono pagare un prezzo significativamente superiore rispetto a quello praticato nei Paesi confinanti. Con l’iniziativa popolare federale «Stop all’isola dei prezzi elevati – per prezzi equi (iniziativa per prezzi equi)» in futuro si potrà impedire alle imprese che dominano il mercato di applicare supplementi abusivi dei prezzi nel nostro Paese, i cosiddetti «supplementi Svizzera». L’iniziativa popolare è ampiamente sostenuta da associazioni e parlamentari di ogni colore politico.

I costi più elevati per salari, infrastrutture o affitti hanno solo un ruolo marginale nella maggiorazione dei prezzi in Svizzera. I fornitori esteri approfittano della loro posizione dominante  sul mercato, mantengono artificialmente elevati i prezzi in Svizzera e sfruttano in modo mirato il potere d’acquisto. Non è accettabile che l’economia elvetica, che vende all’esportazione oltre il 60% della produzione a prezzi concorrenziali o fa affari con clienti stranieri sul territorio nazionale (turismo), debba continuare a pagare prezzi esagerati per i beni all’importazione. A farne le spese sono soprattutto le piccole e medie imprese (PMI), le aziende agricole, le istituzioni statali quali ad esempio università, ospedali, comuni, cantoni e la Confederazione così come i consumatori.

Uno sguardo al passato

A settembre 2014 il Consiglio nazionale ha respinto la revisione della legge sui cartelli. Il progetto di legge del Consiglio federale mirava a rafforzare la concorrenza in Svizzera e quindi a diminuire i prezzi. Il Consiglio nazionale non è entrato in materia sul progetto. La disposizione deliberata dal Consiglio degli Stati che prevedeva la possibilità d’acquisto all’estero senza discriminazioni in determinati casi non è quindi entrata in vigore. Le imprese rimangono così di fatto obbligate ad effettuare gli acquisti all’interno dei confini nazionali, il che comporta notevoli svantaggi concorrenziali soprattutto per le PMI. I consumatori, invece, possono comperare le merci all’estero, con la conseguente perdita di gettito fiscale e di posti di lavoro in Svizzera. La richiesta è stata poi ripresa dall’ex consigliere agli Stati Hans Altherr in un’iniziativa parlamentare, che però rischia di essere rinviata a tempo indeterminato.

Ampio sostegno alla richiesta

Associazioni di consumatori e PMI nonché numerosi esponenti politici di tutti i partiti, da sinistra a destra, lanciano pertanto congiuntamente l’iniziativa per prezzi equi. Nel Comitato d’iniziativa sono rappresentati politici di UDC, PS, PLR, PPD, Verdi, PVL e PBD di tutte le regioni della Svizzera.

Le principali richieste dell’iniziativa per prezzi equi

1. L’iniziativa per prezzi equi consente misure statali quando imprese con una posizione di dominio relativo sul mercato obbligano i clienti svizzeri da esse dipendenti ad acquistare da loro i beni in Svizzera a prezzi eccessivi. Con l’iniziativa per prezzi equi è possibile abolire questo obbligo d’acquisto effettivo in Svizzera. In futuro le imprese potranno acquistare liberamente i beni
anche all’estero, senza subire discriminazioni, ai prezz  praticati dai fornitori nel rispettivo Paese.

2. L’acquisto di merci all’estero senza discriminazioni deve valere fondamentalmente anche per il commercio internazionale online.

3. Le reimportazioni possono essere limitate dagli esportatori se vengono effettuate allo scopo della rivendita, ossia senza una successiva lavorazione.

Esempi di discriminazioni di prezzo

Per molti prodotti d’importazione le differenze di prezzo rispetto all’estero sono massicce: in Svizzera, gli stessi strumenti, apparecchi, dispositivi e macchinari per aziende e per l’agricoltura ma anche indumenti di gruppi di moda attivi a livello internazionale costano spesso molto di più che in Germania. Per i prodotti per la cura del corpo si arriva fino al +70%. Differenze di prezzo di questa portata non possono essere semplicemente giustificate dai costi superiori nel nostro Paese. In questi casi il potere d’acquisto della domanda svizzera viene sfruttato in modo mirato. L’iniziativa per prezzi equi pone finalmente rimedio a tale situazione in modo efficace.

Per la Svizzera i prezzi equi presentano un triplice vantaggio. In primo luogo, le imprese elvetiche dovranno pagare prezzi meno elevati per i beni d’importazione come macchinari o apparecchiature e potranno così incrementare la loro concorrenzialità e assicurare posti di lavoro. In secondo luogo, se i prezzi dei prodotti d’importazione sono più bassi, ai richiedenti rimarranno più soldi nel portafoglio e il loro potere d’acquisto aumenterà. In terzo luogo i consumatori torneranno a fare acquisti in Svizzera invece che nei Paesi confinanti.

La raccolta delle firme inizia il 20 settembre 2016 con la pubblicazione dell’iniziativa popolare sul Foglio federale e durerà al massimo fino al 20 marzo 2018.

Il testo dell’iniziativa, i membri del comitato d’iniziativa e le associazioni aderenti sono disponibili al seguente indirizzo: www.fair-preis-initiative.ch (sezione «Media»)

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